La Rivista - Anno 2005
 
 

Paesaggio culturale rurale alpino Walser

PROGRAMMA DI INIZIATIVA COMUNITARIA
INTERREG III A
Italia - Svizzera
2000-2006

IL PROGETTO INTERREG

In data 27 luglio 2004 dall’Assessorato al Turismo, Sport, Commercio, Trasporti e Affari europei è stato comunicato al Presidente dell’Associazione AUGUSTA Don Ugo Busso che, fra i cinque progetti di cooperazione transfrontaliera riguardanti la Valle d’Aosta ammessi a finanziamento nel programma Interreg III A Italia-Svizzera 2000-2006, era ammesso anche il progetto “Paesaggio culturale rurale alpino Walser”. Il progetto trae origini dalle ricerche e dalle esperienze della Fondazione Enrico Monti, dalla Fondazione Internazionale Monte Rosa o.n.l.u.s., nonché dalle realizzazioni già avviate qui ad Issime dalla nostra Associazione e in Svizzera dall’Associazione per Bosco Gurin e Patriziato di Bosco Gurin. Capofila di parte italiana è la Provincia di Vercelli, mentre per la parte svizzera l’Associazione pro Bosco Gurin, invece i partners associati al progetto sono Associazione Augusta di Issime, Fondazione Internazionale Monte Rosa o.n.l.u.s. e Patriziato di Bosco Gurin.

Il progetto si propone di ampliare la rete transfrontaliera con Centri di Documentazione e Cultura, con Associazioni, Musei ed Paesaggio culturale rurale alpino Walser INTERREG ITALIA - SVIZZERA Ecomusei ed altre strutture museali situate sul territorio alpino, ognuno con proprie particolarità e storia, inoltre si vuole realizzare progetti pilota di ricerca ita-ch in campo culturale, ambientale. In territorio valdostano si prevede un’azione pilota concernente uno studio dettagliato sulle balme e costruzioni sotto roccia nel vallone di San Grato. L’area pilota scelta è il vallone di San Grato: il Vallone diventerà un vero e proprio “Laboratorio culturale del paesaggio della Pietra e del Legno” per lo studio delle tecniche, delle perizie costruttive e del valore estetico del paesaggio.

OBIETTIVO GENERALE

Il paesaggio che noi percepiamo è la commistione degli elementi naturali, antropici e dell’immaginario culturale collettivo (linguaggi, economia tradizionale, leggende, aneddoti, toponomastica): tre elementi inscindibili in un’ottica di conservazione e valorizzazione. In questo modo per risorse da conservare non si intendono solo quelle naturali, ma anche quelle umane, e in particolare le tradizioni culturali, i valori etnici ed antropologici siano essi integri che in pericolo di decadenza.

L’area umida di Réïch, Vallone di San GratoIn troppi casi, infatti, l’eclissi dei valori naturali, e particolarmente di quei paesaggi seminaturali che testimoniano una lunga convivenza fra uomo e natura, coincide con l’agonia di straordinari patrimoni culturali che nessuno di noi può, in coscienza, permettersi di dimenticare. Sono la testimonianza preziosa del nostro passato, delle radici più pregnanti della nostra civiltà. In questa visione l’integrità della natura è per noi necessaria quanto il ripercorrere i sentieri dimenticati. La tutela e la valorizzazione di un territorio è pertanto materia riguardante la progettazione del paesaggio, non intesa però, come alcuno può pensare, quale azione di semplice disegno di strade, di prati, di boschi o di case su una carta. Ciò che affiora con sempre maggiore evidenza è, infatti, la necessità di una filosofia della conservazione che non si limiti a posizioni difensive e passive nei riguardi delle sole risorse naturali, ma che deve impegnarsi nei confronti di tutto l’ambiente, con intenti di ordinazione, costruzione e ricostruzione, e soprattutto pianificazione e gestione di tutti, indistintamente, i valori ambientali, culturali e sociali.

Dovremmo sempre poter leggere nel paesaggio i momenti e le fasi indicative dei vari processi di trasformazione che hanno modificato e condizionato il territorio naturale. È quindi auspicabile una pianificazione che tenga conto del mantenimento delle espressioni antropiche testimoni del processo insediativo della popolazione walser.

Le tracce materiali e fisiche, testimonianza di un’antichissima e felice convivenza tra attività umane e natura (attività del pascolo, dei prati falciabili e coltivabili, fontane, muretti di pietra che sostengono e delimitano i coltivi, le mulattiere, i recinti per ritirare il bestiame, i canali di irrigazione e di fertilizzazione, le lastre che affiancano i sentieri, cumuli di spietramento, villaggi, edifici e strutture religiose), rappresentano quell’equilibrio tra natura e costruito, tra valori funzionali e formali, tipici di quell’architettura
alpina che oggi chiamiamo tradizionale.

La conservazione della diversità, risultato di un’antropizzazione walser storicamente consolidata, acquistaToeïfi, Vallone di San Grato un senso ed un interesse notevole, qualora si consideri che oggi processi di distruzione sono all’opera anche nelle nostre comunità. Si deve avere la capacità di inventare non di distruggere. Per fare un esempio, certamente fra i meno negativi, la standardizzazione e l’uniformità progressiva degli antichi percorsi pedonali (qualora non siano cancellati del tutto!), la casualità e il gusto esotico delle sistemazioni del verde (qualora sia necessario in montagna!?) stanno cancellando progressivamente le diversità più caratterizzanti, con la distruzione sistematica di muretti, pietre monolitiche di delimitazione dei percorsi, insomma a discapito degli elementi costruttivi storicamente consolidati.

Le produzioni disneyane del “rustico internazionale” con decorazioni posticce simbolo del fallimento della montagna, delle quali ormai siamo sommersi, forse diminuiscono l’impatto ambientale, ma contribuiscono certamente all’ulteriore omologazione delle differenze alpine: non basta usare la pietra e il legno. Oggi è quanto mai necessario conservare i valori naturali e culturali con l’uomo e per l’uomo.

Il progetto è nato dalla necessità di restauro di paesaggi antropici degradati o in ogni modo a rischio, attraverso lo studio delle risorse etniche delle comunità walser interessate, che non conoscono confini di stato e che hanno in comune, tradizioni, linguaggio ed economie, oltre ad una secolare cultura che sorge da comuni problemi e da affinità ambientali. Uno dei fondamenti del progetto è il riconoscimento di “paesaggi umanizzati” che richiedono più complesse competenze multidisciplinari per un loro armonico assetto e per la loro conservazione, costruzione e ricostruzione.

Ci si avvarrà, infatti, di Istituti universitari e professionali. Le informazioni ottenute si impiegheranno, attraverso lo studio di una zona pilota, per il restauro di ambienti umani, per la formazione di centri di attrazione culturale e tecnica e divenire quindi luoghi elettivi delle attività collegate alla didattica nonché a una funzione turistico-culturale di nuovo conio. In altre parole la ricerca dovrebbe essere finalizzata in modo da offrire concreti benefici allo sviluppo umano.

Come già detto “l’area pilota” scelta è il Vallone di San Grato, per le sue caratteristiche di particolare pregio, ma soprattutto per aver mantenuto integre le antiche strutture di colonizzazione. Il Vallone che, nel XII secolo ha visto insediarsi coloni tedeschi provenienti dal Vallese svizzero, per ragioni storiche non ha sostanzialmente subito trasformazioni dalla civiltà moderna (a tutt’oggi non è raggiunto da una strada carrozzabile), rappresenta pienamente l’esito degli antichi movimenti dell’economia, della cultura e della società walser.

Questo enorme patrimonio di risorse culturali testimonia una cultura spontanea autenticamente ecologica, di simbiosi fra uomo e natura. I valori estetici e produttivi che risultano da queste felici forme di integrazione debbono essere contemplate in un progetto di riqualificazione proprio perché gli interessi anche economici del paesaggio – tra cui non trascurabile è l’attrazione turistica – dovrà essere particolarmente sentita. A questo proposito si rende necessaria una ricerca interdisciplinare, poiché la cura e la ricostruzione dei paesaggi umanizzati implicano una grande varietà di competenze. È importante, inoltre, rilevare come la posizione che tale progetto viene ad avere, valichi la dimensione locale, per collegarsi ad un processo sovrannazionale, in cui i problemi, e quindi la sperimentazione delle soluzioni, sono comuni a più nazioni e possono prefigurare l’embrione di comunità più vaste delle attuali, realizzate da affinità di condizioni ambientali, comunanza di problemi e di vocazioni naturali ed umane.

Qui in valle d’Aosta, L’Associazione Augusta curerà la messa in rete col territorio valdostano e realizzerà un progetto pilota che prevede uno studio dettagliato e la documentazione riguardante “Balme e costruzioni sotto roccia nel vallone di San Grato”, siti di Stein e Bétti, che comprenderà rilievo fotografico della zona, rilievo dettagliato di ciascuna costruzione, un rilievo tipologico per ciascun manufatto, una documentazione fotografica e un rapporto scritto sul sito.

Ad Alagna Valsesia, dalla Fondazione Internazionale Monte Rosa o.n.l.u.s., è stata “acquisita” la quarta casa della frazione “Oubre Rong” già vincolata dal Ministero dei Beni Ambientali e che fa parte di un complesso di altre tre case già acquisite e ristrutturate dal Ministero stesso. Di questa casa walser sono previsti interventi strutturali (che saranno eseguiti sotto l’alta sorveglianza del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali Soprintendenza di Torino, ente che già dal 1991 ha vincolato l’immobile). Prima si procederà a realizzare una metodologia pilota per la schedatura e la catalogazione delle strutture lignee, che sarà realizzata durante la fase di smontaggio con relativo censimento e numerazione anche di tutti i particolari lignei componenti la struttura, e che sarà riutilizzata a ricomporre la stessa, dopo la sistemazione della struttura di base in pietra. Saranno realizzati studi particolareggiati con analisi prelievi e monitoraggi, oltre a uno studio dettagliato sull’utilizzo ecomuseale degli spazi dei quattro immobili e del paesaggio culturale circostante; sarà allestita e arredata questa struttura restaurata che sarà utilizzata da studiosi e ricercatori che saranno ospitati in un apposita foresteria.

Si realizzerà inoltre con altri fondi lo studio e la catalogazione della documentazione walser già raccolta e in corso di acquisizione per farne un centro rete alpino e sede del Centro di Documentazione dei Comuni walser piemontesi insistenti nelle due province di Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola che sarà operativamente gestito dalla Fondazione Internazionale Monte Rosa o.n.l.u.s. Per raggiungere lo stabile, sarà realizzata, restaurata con tecniche antiche, la vecchia mulattiera e rendendola nuovamente praticabile anche come pista di accesso disabili ripristinata con materiali naturali locali (pietra, legno) che avranno un positivo impatto ambientale sul paesaggio in quanto si migliorerà il versante che attualmente risulta compromesso da avvallamenti e piccoli smottamenti di terriccio. Sarà inoltre curata la messa in rete con i musei minori presenti nel territorio piemontese.

In Canton Ticino sul territorio svizzero sarà curata la messa in rete della comunità Walser di Bosco Gurin nel Canton Ticino; qui si prevede lo studio dettagliato del ripristino delle carraie (“chossu”) che a suo tempo collegavano la parte bassa alla parte alta del villaggio, ed il successivo recupero strutturale che sarà realizzato con altri finanziamenti confederali o cantonali. Lo studio comprenderà la definizione del perimetro, il rilievo topografico e tipologico della situazione attuale, la ricostruzione degli antichi standard (in base a documenti fotografici e storici esistenti), la definizione della situazione auspicata e degli obiettivi del progetto, la descrizione delle tipologie di intervento e del relativo programma dei lavori indicativo, l’ottenimento dei permessi pubblici e degli accordi con i proprietari delle parcelle toccate dal progetto, la stima dei costi ed il piano di finanziamento per la realizzazione delle opere. Sarà inoltre pubblicizzata l’iniziativa mediante una campagna informativa a livello locale e transfrontaliero. La tipologia degli studi per il recupero delle carraie (“chossu”) sarà realizzata con questo “progetto pilota” e sarà presa ad esempio per simili futuri interventi in area alpina; la tipizzazione e la tipicità dell’intervento verrà divulgata tra i partner e discussa e sarà oggetto di tavole rotonde, che pure saranno tenute per le altre attività di ricerca realizzate dagli altri partner, quali rilievi, analisi e studi particolareggiati.

Alpeggio di Bétti, luglio 2004. Il dr. Zappa illustra al Presidente dell’«Augusta» Ugo Busso e ai presenti lo studio effettuato sull’insediamentoL’architettura rurale dell’area di nostro interesse evidenzia le influenze dell’ambiente naturale in cui sorge e si sviluppa; nella costruzione della dimora e degli altri elementi strutturali del territorio, infatti, si ricorre prevalentemente ai materiali naturali presenti in loco, per la loro economicità e la facile reperibilità e per la difficoltà di trasporto in un ambiente accidentato e privo di facili vie di comunicazione. Le particolari caratteristiche di ogni materiale influiscono sugli elementi costruttivi dell’abitazione, suggerendo alcune soluzioni tecniche e rendendo poco praticabili altre. La tradizione costruttiva è dunque condizionata dai fattori ambientali, dal clima e dalle risorse economiche, ma è anche legata all’origine etnica della popolazione che la pratica, e alla sua evoluzione storica.

Alpeggio di Stein, la casera d’goavunuDovendo analizzare i caratteri architettonici e tecnologici dell’architettura popolare è opportuno sottolineare che se la documentazione archivistica del cantiere è nel mondo rurale scarsa, vale invece la presenza materiale delle strutture prodotte. È l’analisi della sperimentazione costruttiva e delle forme architettoniche che permetterà un intervento operativo di salvaguardia, valorizzazione e riuso del patrimonio storico. Inoltre nel caso di Alagna il recupero degli edifici interessati dal progetto, che prevede l’utilizzo di maestranze presenti e contestualmente operanti nella zona, maestranze un tempo definite “mastri da muro” e “mastri da bosco”, permetterà di raggiungere una completezza delle informazioni sulle tecniche costruttive e degli strumenti critici e interpretativi tali da trasmettere e rendere efficacemente utilizzabili i risultati. Su la massa di dati raccolti nelle tre aree di indagine e su l’acquisizione di conoscenze e capacità tecniche da parte delle maestranze impiegate, potranno essere fondati futuri interventi direttamente finalizzati a progetti di salvaguardia di aree o di singoli centri, in un’ottica che prevede il confronto sistematico e approfondito tra realtà che condividono uno stesso ambiente naturale e radici comuni.

IL PROGETTO NEL VALLONE DI SAN GRATO

Nel periodo fra il 1995 e il 2001 fu affidato un ampio studio sullecostruzioni sotto roccia nella Valmaggia(Canton Ticino), chenella regione sono noti col nome di splüi. Esso comprendeva tre fasi: dapprima la ricerca d’informazioni sul territorio e le sue costruzioni sotto roccia, notizie raccolte soprattuttosulla bocca della gente, poiché la bibliografia in merito si rivelò piuttosto scarsae spesso, ad un approccio scientifico, privilegiava un approccio folcloristico o nostalgico. La seconda fase comportava il rilevamento delle singole costruzioni (circa 1600), sparse in tutto il territorio, dai 250 m del fondovalle ai 2500 m dei pascoli superiori: ora questa documentazione vastissima si trova depositata al Museo di Valmaggia a Cevio.

Per la raccolta dei dati, su queste costruzioni, fino allora mai studiate, si è dapprima dovuto sviluppare uno strumento apposito e poi lungamente collaudato sugli oggetti in esame e una scheda di rilevamento in cui venivano annotati tutti i dati importanti sull’ubicazione, la tipologia, le funzioni, i materiali, le dimensioni e l’importanza socioeconomica dello splüi. La documentazione si completò ogni volta con una serie di fotografie e diapositive e, per le costruzioni più importanti, grandi o significative, con dei rilievi grafici (piani e sezioni in scala). La terza fase, a tavolino, comportava l’elaborazione di tutti i dati raccolti (la scheda essendo informatizzata permetteva un trattamento statistico) e la redazione di un documento destinato ad essere pubblicato in due forme. La prima, già visibile, è la mostra intitolata “Vivere fra le pietre” che si può visitare nelle sale del Museo di Valmaggia, la seconda, un ampio volume sull’argomento, dato alle stampe nel 2004. In questo volume sono confluiti anche brevi contributi di specialisti in settori diversi, che hanno approfondito, per esempio, l’importanza degli splüi nelle Alpi in epoca preistorica, le condizioni ambientali di temperatura e umidità nelle cantine sotterranee, la vegetazione che si è adattata ad ambienti umidi e con poca luce.

Il Lic. Phil. I Flavio Zappa (docente incaricato presso l’Istituto di storia medievale dell’Università di Friburgo) era la persona incaricata di svolgere lo studio su questo tipo di costruzioni; quest’ultimo concluso l’incarico presso il Museo di Valmaggia, continuò ad occuparsi di costruzioni sotto roccia. L’Istituto di storia dell’Università di Basilea inoltre, venuto a conoscenza di queste ricerche, incoraggiò lo studioso a proseguire su questa strada.

Forte dell’esperienza maturata in Canton Ticino e di questo riconoscimento accademico, Zappa ha dunque deciso di approfondire nuovi aspetti delle costruzioni sotto roccia, questa volta però con un respiro geograficamente più ampio. Conosciuta - in una di quelle occasioni in cui gli studiosi che operano in settori vicini mettono in comune le loro esperienze, le loro scoperte ed i loro problemi - la signora Claudine Remacle, architetto che si occupa da anni delle costruzioni rurali in Val d’Aosta, il Dott. Zappa è salito per la prima volta nel Vallone di San Grato ad Issime (AO), trovandovi immediatamente conferma di quanto aveva intuito: le costruzioni sotto roccia sono parte del bagaglio architettonico e culturale delle popolazioni delle Alpi e non sono circoscritte al Canton Ticino. “Gli alpeggi di Stein e Bétti, da questo punto di vista sono tra i siti più straordinari che abbia mai visto in dieci anni di ricerche, estese nel frattempo anche ad altri settori delle Alpi (Savoia, Vallese, Svizzera centrale, Mesolcina, Bregaglia, Valtellina) e anche oltre (Corsica, Pirenei, Marocco)”, ci disse, a noi dell’Associazione “Augusta”, il Dott. Zappa. L’Associazione Augusta ha da sempre il desiderio e la necessità di salvaguardare e mettere in valore il Vallone di San Grato, la cui importanza nell’ambito della cultura Walser, e non solo ma di tutto l’arco alpino, travalica i confini della Il Villaggio di Oubre Rong ad Alagna, oggetto del restaurovalle del Lys. Il proficuo rapporto che si è instaurato in questi ultimi anni con il Dott. Zappa, ha già dato importanti frutti: la pubblicazione di un articolo sulla rivista “AUGUSTA”, sui siti sotto roccia del Vallone di San Grato e la preparazione di un progetto per la loro documentazione (Le precedenti ricerche del Dott. Zappa sono state pubblicate in: Vivere tra le pietre, a.c. del Museo di Valmaggia; disegni di M. Bianconi, Locarno-Cevio 2004; Costruzioni sotto roccia nel Muotathal: Sitenbalm, Milchbalmhöhle e Eiskeller, in “Mitteilungen des Historischen Vereins Schwyz”, Heft 97, Schwyz 2005; e ancora, La casa nella roccia. Abitazioni sotto roccia del versante sudalpino, sulla rivista “L’ALPE” 12, di prossima pubblicazione, in cui si tratta anche del progetto di Stein e Bétti).

Questo, nato dapprima come progetto indipendente, si è ora inserito nell’Interreg III A Italia-Svizzera. Il progetto, che permette di estendere lo studio delle costruzioni sotto roccia ad un’area più vasta, aveva già dato i primi frutti ancor prima del suo avvio, in particolare con i contatti tra gli operatori delle diverse regioni coinvolte. Questo è stato importante per superare una visione troppo campanilistica degli argomenti a favore di approcci più ampi e scientificamente più corretti, poiché le Alpi, contrariamente a quanto il profano è portato ad immaginare, costituiscono un’area culturale entro la quale gli scambi furono intensi e capillari fin da tempi molto remoti.

Nel caso specifico, per Issime si potrà approfittare della ricca esperienza fatta a Bosco Gurin, nel resto della Valmaggia e del Ticino, mentre il progetto di Bosco Gurin potrà far capo agli studi sui collegamenti (sistema dei sentieri, mulattiere e tratturi) e sul paesaggio culturale rurale del Vallone di San Grato, già eseguiti in passato dalla Associazione Augusta. Ad Alagna serviranno gli studi effettuati, dalla stessa Associazione, sulle costruzioni di legno (stadel) presenti nel Vallone di San Grato, viceversa ad Issime ci si potrà avvalere dell’esperienza raccolta durante il restauro del villaggio di Oubre Rong. La fattiva collaborazione che si è instaurata e che si spera potrà ulteriormente svilupparsi col Progetto Interreg III A, oltre alle ricadute positive sulle comunità walser al di qua e al di là del confine italo-svizzero, gioverà dunque a tutte e tre le comunità coinvolte.

Ed ecco finalmente, nel mese di luglio 2004, grazie al contributo finanziario dell’UNIONE EUROPEA e della FONDAZIONE CRT di Torino, l’Associazione Augusta ha potuto dare inizio ai lavori, affidando lo studio dei due alpeggi al Dott. Flavio Zappa. Il Dott. Zappa ha contato sulla collaborazione di Rudolf Glutz, dell’Istituto dei Monumenti Storici della Scuola Politecnica Federale di Zurigo, topografo che vanta una pluridecennale esperienza nella cartografia di siti archeologici, anche su terreni scabrosi; di Marco Bianconi, disegnatore tecnico che aveva già lavorato con Zappa alla ricerca sulle costruzioni sotto roccia, e di Sandra Blaser per la logistica (nei prossimi tre paragrafi, Zappa ci illustrerà le operazioni svolte).

Nello stesso mese di luglio l’Associazione Augusta ha organizzato una visita al cantiere di Stein e Bétti, alla quale ha partecipato un nutrito gruppo di persone, issimesi e villeggianti. A questi ultimi il Dott. Zappa ha illustrato nel dettaglio le differenti fasi di analisi e studio effettuati, permettendo così di osservare con occhi diversi un sito di straordinaria importanza.

Alla fine di ottobre del 2004, su invito del Groupe de travail suisse pour l’archéologie du Moyen Âge et de l’Époque moderne, il Dott. Zappa ha presentato il progetto durante il congresso annuale della suddetta associazione, riscuotendo un vivo interesse.

Il progetto Interreg, per il prossimo futuro, prevede una visita al cantiere di restauro del villaggio di Oubre Rong ad Alagna nel mese di settembre 2005, cui la popolazione walser della Valle del Lys è invitata.

Seguirà nel 2006, la messa in bella delle topografie e dei rilievi, la cui esecuzione è affidata al signor Bianconi, in modo che si presentino in veste uniforme, tutti stesi dalla stessa mano. Al Dott. Zappa invece spetta l’analisi dei dati e la redazione di un rapporto scritto sul sito, che ne illustri le caratteristiche e l’organizzazione, integrando la documentazione prodotta sul posto. Il tutto sarà fornito su materiale elettronico. Ma ora diamo parola a Flavio Zappa e al suo gruppo di lavoro.

RILIEVO TOPOGRAFICO

I testi qui di seguito riportati sono del Dott. Flavio Zappa (CH – 6677 Moghegno flaviozappa@freesurf.ch).

Una verifica cartografica e topografica sulla pianta 1:10’000 dello Stato Italiano (verifica dei punti noti e riconoscibili sul terreno) e una poligonale tracciata da Stein a Bétti hanno mostrato che “ le posizioni (indicate graficamente sul piano) e le quote (numeriche sul piano) corrispondono solo approssimativamente alla reale situazione sul terreno: tra Stein e Betti è risultata infatti, rispetto alla pianta, una differenza orizzontale di 29 metri ed una verticale di 16 metri” (Adattamento italiano dal Vermessungsrapport - rapporto di misurazione, 8.10.04 - di Rudolf Glutz). Queste discrepanze erano tali da farci desistere dal nostro intentoiniziale di ancorare le nostre mappe alla rete nazionale italianadi coordinate. Si decise dunque di realizzare due topografie separate, che riprendessero la posizione e la quota indicate per Stein e Bétti dalla pianta 1:10’000, con le dovute riserve sulla precisione di quest’ultima. Date la complessità dei siti e la dovizia dei dettagli di cui auspicavo il rilevamento cartografico, abbiamo optato per una scala di 1:500 (anziché 1:1000) e un’equidistanza delle curve di livello di due metri. Vennero così riprodotte una superficie di 1,35 ha per Stein e una di 0,8 ha per Bétti, assai più estese di quelle in cui sono concentrate le costruzioni, le sole previste in un primo tempo, in modo da comprendere anche gli altri elementi di questi insediamenti altamente organizzati (accessi, canali, recinzioni, altri manufatti). Con procedimento fotografico, le mappe furono poi ingrandite in scala 1:250, affinché fosse possibile disegnare con precisione anche i dettagli.

Rudolf Glutz doveva inoltre rilevare dei punti che servissero per la misurazione dei vani sotto roccia (assi, punti fissi per le triangolazioni, quote per le sezioni): questo avrebbe consentito un preciso posizionamento delle singole costruzioni sui piani. Negli ultimi giorni il territorio è stato percorso a palmo a palmo e il rilievo topografico sottoposto a minuziosa verifica. Il solo lavoro di cartografia (scelta dei punti e picchettazione, misurazione col teodolite, calcolo dei punti e riporto degli stessi sul foglio, disegno di dettaglio), senza le verifiche iniziali e finali, ha richiesto mediamente sei giorni per ettaro, circa il doppio di quanti occorrano per una normale cartografia. Questo è dovuto all’alto grado di precisione che ci siamo posti come obiettivo.

RILIEVI GRAFICI

I rilievi grafici delle singole strutture sono opera di Flavio Zappa e Marco Bianconi, che avevano già collaborato alla ricerca sugli splüi realizzata in Ticino. Dato il poco tempo a disposizione era un reale vantaggio poter disporre di personale già collaudato, che conoscesse bene la materia, le difficoltà intrinseche e i trucchi del mestiere. Poiché queste costruzioni hanno perimetri irregolari sia sui piani orizzontali sia sulle sezioni verticali, il rilievo di vani contigui “tagliati” a quote differenti necessita di particolari accorgimenti per ovviare alle incongruenze grafiche che possono verificarsi anche con misure corrette. Questo non avviene se le costruzioni sono ortogonali. Anche la sovrapposizione di più livelli rende il rilievo particolarmente complesso. Il disegno, interamente manuale, è costruito con la tecnica della triangolazione, con distanze misurate in due, con un semplice metro a nastro, oppure - negli interni e all’ombra - anche da soli, con l’impiego di un distanziometro (misuratore laser). In altri casi abbiamo fatto ricorso ad assi ortogonali, riportati anche sulla topografia, avvalendoci poi delle sempre validissime tecniche di base e degli strumenti convenzionali, quali il livello e il filo a piombo. La cantina sotto roccia per i formaggi all’alpeggio di SteinPer la misura delle quote relative ed assolute è stato utilizzato come livello ottico anche uno dei due teodoliti di Glutz. Così sono stati misurati e disegnati in pianta tutti gli edifici sotto roccia e in duro; nei più importanti sono state fatte anche delle sezioni (quattro a Stein, altrettante a Bétti). Piante e sezioni, tutte rigorosamente in scala 1:50, riportano fedelmente i dettagli tipologici e strutturali, mentre alcuni particolari sono stati rilevati in scale più grandi (1:10).

Grazie ai punti di riferimento comuni ai diversi rilievi e agli assi teorici tracciati, a tavolino sarà possibile comporre in un solo disegno anche costruzioni che, per motivi di comodità e maneggevolezza, sono state rilevate separatamente, mentre la loro riduzione in scala 1:250 ha permesso di inserirli nelle mappe disegnate da Glutz.

Molti rilievi riproducono in scala anche singole pietre, le tavole degli stalli per il bestiame, gli elementi della struttura e dell’arredo. Questa fedeltà alle dimensioni, assieme alla scelta, consapevole, di lavorare interamente a mano, rende i disegni molto più vivi, poiché essi non si limitano ad una riproduzione schematica delle strutture, ma ne mostrano il carattere.

ALTRE OPERAZIONI: PULIZIA, DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA, SONDAGGI ARCHEOLOGICI

Quasi ovunque, prima di misurarle, disegnarle e fotografarle, è stato necessario liberare le strutture dalla rigogliosa vegetazione. Spesso oltre al romice e alle ortiche abbiamo dovuto rimuovere anche terra e detriti accumulatisi durante molti anni. Mediante una scheda di rilevamento messa a punto appositamente per le costruzioni sotto roccia nel corso delle precedenti ricerche, ogni manufatto è stato analizzato nei suoi aspetti tipologici, funzionali e materiali. La scheda, informatizzata, permette un trattamento statistico dei dati: invero non molto importante se l’indagine restasse circoscritta a Stein e Bétti, ma fondamentale per un confronto con centinaia di splüi in situazioni e luoghi diversi, già rilevati in passato applicando gli stessi criteri.

Un’ampia documentazione fotografica illustra i complessi nel loro insieme e ogni singola struttura nelle sue peculiarità. Le diapositive a colori sono un importante complemento alle schede tipologiche e ai rilievi grafici e si prestano a numerose utilizzazioni. Benché il rilievo dei vani sotto roccia fosse prioritario, non abbiamo voluto ignorare quelle strutture complementari, che fanno di Stein e Bétti dei complessi straordinari per l’alto grado di organizzazione del territorio. In particolare i collegamenti (sentieri, passaggi tra i blocchi, scale), gli elementi della bonifica (muri di terrazzamento, recinzioni, mucchi di spietramento), i canali d’acqua e quelli per il liquame, le fontane, le fosse letamaie, i canvetti… In alcuni casi, con operazioni che rasentano la prospezione archeologica, invero non previste dal progetto, abbiamo riportato alla luce strutture di cui non si sospettava più nemmeno l’esistenza, sia all’interno sia all’esterno dei vani.

Approfittando delle numerose ore di luce del mese di luglio, durante il giorno gli operatori hanno atteso ai rilievi, protrattisi sovente fino al calar della sera. Le ore serali invece, spesso fino a notte inoltrata, erano dedicate alle verifiche, al calcolo, alla redazione dei rapporti.

La stretta cooperazione tra tutti gli operatori ha permesso di realizzare in tempi brevi una documentazione completa ed approfondita; i contributi di ciascuno si sono così integrati in una visione completa dei due siti, permettendo inoltre una verifica costante del lavoro.


Ultima modifica: 9 gennaio 2006
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