La Rivista - Anno 2006
 
 

L’abbigliamento della borghesia
issimese nel secolo XIX

di TIZIANA FRAGNO

Jean-Lin ChristillinI cambiamenti sociali morali e ideologici della Rivoluzione francese hanno lasciato un profondo segno nell’Europa ottocentesca e i segni di questi mutamenti e nuova concezione di vita si riflettono anche nell’abbigliamento. Ora la moda non guarda più all’aristocrazia ma alla borghesia, nuova detentrice del potere. Il modello aristocratico frivolo e colorato, fino ad allora oggetto di aspirazione e di imitazione da parte delle classi subalterne, viene soppiantato da un nuovo modello che non elimina le differenze sociali, ma trova nuovi elementi distintivi quali la cura del particolare, il taglio e la pulizia dell’abito. Sono questi i nuovi segni di discriminazione sociale in quanto i sarti sono ancora un privilegio che pochi si possono permettere, per tanto i meno ricchi rimangono legati agli abiti più tradizionali, dai tagli meno sofisticati e dai tessuti meno pregiati, inoltre fattore ancora più essenziale di differenziazione sociale è quello della pulizia, è proprio essa che mette in evidenza l’importanza di possedere un ampio guardaroba per cambiarsi sovente d’abito ed essere così sempre lindi. È sicuramente una distinzione importante l’abbondanza degli abiti e la velocità con cui i più agiati si disfano dei loro indumenti: i ceti più umili si vestono con l’essenziale, tramandandosi gli abiti da madre a figlia, la dote accompagna la sposa da una generazione all’altra; la “dissipazione” del denaro nelle vesti e negli ornamenti è una dimostrazione di ricchezza, privilegio di pochi, e chi può permetterselo orgogliosamente l’ostenta.

Jean ChristillinAnche in piccole comunità come quella di Issime i segni di questo nuovo modo di pensare e di essere dell’uomo e della società sono presenti e sono visibili analizzando i ritratti dei borghesi locali realizzati da artisti come Victor Carrel, Lorenzo Avondo, Johan Franz Curtaz, o da pittori anonimi. Attraverso questa breve analisi si può intravedere come le comunità siano più legate alla condizioni di classe che all’identificazione di appartenenza ad un comunità e i borghesi locali prendano a modello la borghesia aostana, simile nel modo di vestire a quella parigina o londinese. Il ritratto di Jean-Lin Christillin, sindaco di Issime, ritratto nel 1833, all’età di 46 anni, da Lorenzo Avondo ne è un esempio. La figura di Jean-Lin Christillin appare molto sobria e manifesta tutta la sua forza morale nella redingote nera dal collo alto, con i risvolti ampi e dalle maniche piuttosto aderenti che si allargano all’altezza dell’ascella, permettendo così una certa libertà di movimento. La borghesia, nei primi anni dell’Ottocento, fa della funzionalità dell’abito, in precedenza caratteristica tipica solo dei ceti più poveri e popolari, un valore: essa diventa un segno di prestigio. L’emulazione delle classi inferiori di quelle superiori non è dunque l’unico modo di interagire tra i due gruppi sociali: esiste anche il fenomeno inverso, cioè la penetrazione di elementi popolari nel vestire colto, non bisogna infatti dimenticare che il mondo borghese è un mondo produttivo e tutto il suo abbigliamento richiama la serietà del mondo del lavoro. I toni cupi della redingote, caratteristica della nuova moda prediletta dalla borghesia parigina e londinese, e la presenza nel ritratto dei simboli del proprio ruolo, la lettera dell’intendenza di Aosta e il calamaio con la penna, esprimono appieno questa nuova concezione etica dell’operosità. Appena visibile sotto Louis Christillinla redingote l’immancabile gilet, ormai elemento essenziale della moda maschile. Ad esso infatti la moda ottocentesca ha affidato il compito di enfatizzare il busto maschile, nuovo simbolo di virilità. Il nuovo taglio del gilet indossato dai borghesi è aderente, modellato ai fianchi, corto e con il dorso in tessuto meno pregiato. Il sindaco di Issime ne indossa uno di colore carta da zucchero, in contrasto cromatico con la redingote, come vuole la moda parigina degli anni Trenta. Il candore della camicia dal collo rigido a fascia, con le punte visibili rivolte verso l’alto, ai lati della mascella, e dal delicato polsino, è ineccepibile. Il collo, reso rigido con delle fodere interne, è allacciato dietro il collo con ganci o spille. Tuttavia a determinare l’eleganza e l’importanza del sindaco è un altro elemento: la cravatta. La cravatta e il modo di annodarla sono il nuovo emblema dell’eleganza maschile e del buon gusto tanto che, alla fine degli anni Venti del secolo, uscirono due trattati fondamentali, uno in Inghilterra e uno in Francia, sull’arte di annodare la cravatta. Rigorosamente bianca per il giorno e nera per la sera fino agli anni Trenta, successivamente, per influenza degli inglesi, viene accettata e indossata dalla borghesia e dai burocrati la cravatta nera anche di giorno. Jean-Lin Christillin, contrasta il candore del suo alto collo proprio con una cravatta di seta nera “solitaire”, annodata a fiocco, secondo quelli che sono i dettami di una moda sovrannazionale, più legata alla condizione di classe che all’identificazione di appartenenza ad un comunità. I suoi capelli, con la discriminatura a lato, sono spazzolati e leggermente rigonfi sulle orecchie, diventano tutt’uno con i folti basettoni. Sicuramente, il sindaco per essere effigiato avrà scelto i suoi abiti migliori e nessun dettaglio sarà stato trascurato o lasciato al caso. L’emulazione della moda d’oltralpe di un borghese di una comunità come Issime non deve stupire in quanto è una caratteristica comune a tutta la borghesia valdostana, piuttosto quello che stupisce è la velocità con cui questi elementi sono accettati rispetto al passato, quando le mode necessitavano di tempi più lunghi per essere acquisite. Se si confronta il ritratto di Jean-Lin Christillin con quello di Louis Christillin dipinto tra il 1800 e 1825 da un artista anonimo, ci si rende Johann Blaise Aimé Linty (anno 1863)conto di come la moda incominci a cambiare nel giro di pochi decenni. Louis Christillin, indossa ancora una marsina dal collo alto e spalle rigide realizzata secondo i dettami settecenteschi, sebbene il colore sia già quello cupo prediletto dalla emergente borghesia. Il collo alto della camicia bianca è ingentilita da una candida cravatta in pizzo. I pizzi, ornamenti superflui, saranno ben presto abbandonati dalla più sobria moda maschile ottocentesca. La distanza nell’abbigliamento sembra essere ancora maggiore tra Louis Christillin e suo figlio Jean Christillin4, ritratto tra il 1860 e il 1870 da Johan J. Franz Curtaz. Il medico, ritratto all’età di cinquantasei anni, quindi non più giovanissimo, indossa una giacca con risvolto dai toni scuri e un gilet, probabilmente in broccato, color bronzo, ingentilito da delicati arabeschi. L’ampio scollo del gilet lascia vedere il candore della semplice camicia impreziosita da una spilla romboidale. Al collo, abbassato e quasi invisibile, è annodata la cravatta di seta, anch’essa di bronzo. Particolare interessante è il copricapo. Il medico indossa un fez rosso in omaggio alla Grecia, frivolezza questa molto in voga alla fine dell’Ottocento. Jean Christillin manifesta ancora un certo gusto, seppur ridimensionato rispetto al secolo passato, per il gioiello e, oltre alla spilla in oro lavorato, porta all’indice un anello e l’immancabile orologio da tasca. L’orologio da tasca solitamente in argento, in nichel e per alcuni in oro, agganciato ad una pesante e, a volte, elaborata catena fissata all’asola del gilet con una stanghetta, diventerà il gioiello per antonomasia dell’uomo ottocentesco, nessuno si farà ritrarre senza di esso. Così, anche il notaio Johann Blaise Aimé Linty (*1809 .1882) che si fa ritrarre prima da Johann J. Franz Curta (1863) e successivamente da Victor Carrel (1870) ostenta in entrambi i quadri una catena d’oro al gilet. Nei due ritratti il notaio indossa abiti, se non uguali, simili. I taglio della redingote nera è come quello con cui si è fatto raffigurare il sindaco Jean-Lin Christillin, collo alto con i risvolti ampi, maniche aderenti che si allargano all’altezza dell’ascella. Affini appaiono anche la camicia dal collo rigido a fascia con le punte rivolte verso l’alto e la cravatta di seta nera. Jean-Baptiste Louis Albert LintyIn apparenza sembrerebbe che dagli anni Trenta agli anni Sessanta la moda non sia cambiata o, se è cambiata, la borghesia locale non l’abbia seguita. In realtà il nuovo dettame della moda è la predilezione per i gilet nero non più in contrasto con la redingote, proprio come indossa Johann Blaise Aimé Linty. Tuttavia il fatto che si faccia ritrarre con abiti simili a distanza di anni chiarisce la complessità dell’analisi dell’abbigliamento come fenomeno sociale. La spiegazione di questa scelta può essere vista nel fatto che ormai lo stato sociale di una persona e la sua appartenenza sono codificati da canoni vestimentari ben precisi, soprattutto per la borghesia, tanto che l’esistenza di questi dettami hanno portato gli studiosi a parlare di “uniforme” borghese. Altro aspetto da non sottovalutare in questa disanima è la difficoltà che le persone hanno invecchiando di accettare le nuove mode, infatti è con l’avanzare dell’età che si è più ancorati alla tradizione e non si ha più particolare interesse per le nuove fogge e le novità della moda. Ciò appare evidente in questo caso se si confronta il ritratto di Johann Blaise del 1870, dipinto da Carrel, con quello coevo del nipote Jean- Baptiste Louis Albert Linty, sempre realizzato da Carrel. Quest’ultimo ha sostituito la redingote con una più comoda giacca nera lasciata aperta sull’immancabile gilet dalla tinta scura in broccato a piccoli fiori. La camicia bianca ha il collo ripiegato, non più alto, chiuso da un ampio “solitaire” in seta scura. Anche il taglio dei capelli è differente: Jean-Baptiste ha abbandonato l’acconciatura e i folti basettoni del fratello, prediligendo i capelli all’Umbertina, cioè corti alla tempia e alla nuca, un poco più lunghi sulla fronte. Questa pettinatura deve il suo nome al re Umberto poiché è così che egli è solito acconciare i propri capelli e, sempre come il re, il giovane notaio predilige i baffi.

Marie-Françoise Alby della famiglia GriffjischQuesta tendenza dei più giovani ad assimilare più facilmente le novità è visibile anche nel ritratto della moglie di Jean-Baptiste, Anne-Marie Ronco. La moglie del notaio indossa un abito scuro dalle spalle discendenti e dalla ampie maniche chiuse ai polsi. Il corpetto dell’abito è nascosto dall’ampio foulard in seta disegnata usato raddoppiato, dalle punte incrociate sul davanti e fermate in vita. Questo modo di indossare il fazzoletto diventa, a partire dal Settecento, tipico delle popolane che in questo modo si riparano dal freddo viste le ampie scollature del tempo e per secoli l’uso di questo capo rimarrà duraturo e costante anche se più come elemento decorativo che funzionale. Sul delicato pizzo che circonda il viso troneggia un vistoso gioiello. Si tratta di un nastro di velluto nero bordato chiuso davanti con un fermaglio centrale a forma di cuore in oro, dal quale pende un altro nastro, sempre in velluto nero che sostiene una croce polilobata in oro, si tratta di una croce definita alla “Jeannette”. Nonostante l’apparenza essa non doveva essere pesante in quanto generalmente realizzate con percussione, vuote all’interno oppure realizzate a stampo. Quasi sempre si tratta di oggetti realizzati in rame ricoperti con oro fine, di stagno o di leghe simili all’oro. Raramente si hanno nelle collezioni di gioielli popolari monili realizzati in argento e, se lo sono, generalmente sono riservate alle ragazze, alle non maritate, tuttavia questa tendenza sembra non toccare la Valle d’Aosta. Si può supporre però che la croce “a la Jeannette”, Anne-Marie Roncoispiratasi ai gioielli di battesimo degli ugonotti, di derivazione francese, fosse un dono. Quasi sempre le croci entravano a far parte del patrimonio familiare attraverso questa usanza, se non erano un dono del futuro marito erano il dono della madre o della madrina, perciò non si vendevano quasi mai. Esse rappresentavano un segno di distinzione per chi le indossava, era la testimonianza di un certo benessere, una garanzia di dote e di una certa dignità di vita. Per quanto riguarda l’acconciatura le borghesi non possono comunque permettersi le elaborate acconciature delle dame e le loro pettinature sono più semplici, così i capelli sono raccolti.

L’acconciatura di Anne-Marie ha una discriminatura centrale, i capelli sono raccolti in chignon leggermente più basso sulla nuca, così da ottenere una linea leggermente più rigonfia sui fianchi e sono racchiusi in un foulard di seta leggermente arretrato e annodato dietro la nuca. Sebbene vi siano degli elementi comuni tra il suo modo di vestire e quello delle più anziane Marie-Françoise Alby, moglie di Johann-Blaise Aimé Linty e Marie-Magdalaine Christillin vedova Ronco (madre di Anne Marie Ronco) ritratte nello stesso periodo (1870) da Victor Carrel, alcune differenze simboleggiano l’acquisizioni di nuove mode. L’abito scuro Marie-Magdalaine Christillin vedova Roncodalle spalle discendenti e dalla ampie maniche chiuse ai polsi è comune a tutti i ritratti, tuttavia le due donne presentano un elemento differente, ritenuto superfluo dalla più giovane, due ampi grembiuli con pettorina, in seta blu per Marie-Françoise Alby, nero per Marie-Magdalaine Christillin. Così il foulard utilizzato per coprire lo scollo dell’abito e usato raddoppiato dalle punte incrociate è nascosto sotto il grembiule. Non deve stupire che le anziane signore considerino il grembiule uno dei loro capi più preziosi, tanto da scegliere di essere effigiate con esso: il grembiule, che per generazioni ha avuto un ruolo puramente funzionale, ridiventa parte del guardaroba di una signora, anche se non considerato un indumento di gran moda esso è ritenuto conveniente e adatto per i lavori di cucito o di ricamo.


Ultima modifica: 5 giugno 2007
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