Sen Kroasch Beerg – Vallone di San Grato

Mag 24, 2022

San Grato è un vallone di orientamento est-ovest di cui una larga fetta di versante esposto a sud è stata nel medioevo divisa in lotti (particelle) – in töitschu HOF (podere) – e quindi assegnati ai coloni walser. Il risultato è un habitat diffuso, abitato in modo permanente fino all’inizio del XIX secolo, dotato di tutte quelle strutture che caratterizzano i centri abitati: accessibilità adeguata, abitazioni, opifici (mulini, forge), cappella, campi, terrazzamenti, prati da sfalcio, pascoli e alpeggi.

Oggi l’eccezzionalità del luogo stà proprio nell’aver mantenuto intatta la struttura di colonizzazione, con un uso sostenibile del territorio in equilibrio con l’ambiente naturale, aspetto che rende il Vallone attrattivo sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista turistico.

La colonizzazione da parte della popolazione walser è avvenuta a partire dalla fine del XII secolo.

La chiave di lettura di questo territorio, vocato in passato alla cerealicoltura e alla pastorizia, sono le due  vie di penetrazione del vallone destinate rispettivamente al transito dei pedoni e alla monticazione. Dal punto di vista viario è l’orografia a rendere quasi obbligatorie le scelte di percorso che, di conseguenza, non hanno subito mutamenti nel corso dei secoli. Quando si giunge all’ampia fascia in pendio che va dal villaggio del Bühl (1670 m) fino a quello di Vlüekhji (1890 m), la divisone del territorio si fonda sul tracciato delle due vie principali sopra citate, fra loro parallele, e chiamate rispettivamente dan uabre weg o d’chünu weg (percorso alto o delle vacche) e dan undre weg o vuss weg (percorso basso o pedonale). Questi due percorsi sono disposti lungo l’asse più sviluppato del territorio in senso longitudinale al crinale e lungo le curve di livello.

La via di monticazione del bestiame era l’arteria principale chiamata nei catasti antichi la charrière, le grand chemin, le chemin de l’alp, o le chemin public. Questo percorso era esterno al territorio coltivato proprio per evitare che il bestiame entrasse nei coltivi.

I due percorsi sono diversamente strutturati, quello alto è costituito da muri di sostegno e di contro ripa quando la pendenza è elevata, anche per impedire che il bestiame esca dal tracciato ed è in terra battuta per non danneggiare il piede degli animali. Quello basso pedonale è in parte lastricato, anche usato per lo spostamento interno del bestiame. Dove erano presenti i coltivi è delimitato da lastre verticali infisse nel terreno blatti.

Certo non è vantaggioso realizzare due percorsi, ma necessario quando le pratiche di sfruttamento del suolo sono diversificate verso l’agricoltura e la pastorizia e la colonizzazione stessa si fonda su singoli lotti. Infatti oltre il limite dei coltivi i due percorsi si riuniscono e si costituiscono le diramazioni per i diversi alpeggi.

Lungo i due percorsi erano disposte le particelle concesse ai coloni raggiunte da percorsi interni, obliqui rispetto al pendio, atti a superare il dislivello fra un lotto e l’altro.

A volte il podere assegnato era identificato con il nome del primo colono che ebbe la concessione del bene con il diritto di trasmetterlo ai propri discendenti. Nel vallone incontriamo toponimi come Jansérp e Gradunérp, dove érp siginfica eredità – l’eredità di Hans e di Gradun. La ricerca d’archivio ci ha permesso di risalire proprio a quel Hans che all’inizio del ‘300 ricevette il bene che i suoi discendenti chiameranno Jansérp.
Il Vallone di San Grato è stato il primo insediamento walser in Valle d’Aosta
(testo di Michele Musso)